L’agricoltura è messa a dura prova dagli eventi climatici, come il freddo polare e il caldo infernale. L’inverno sta battendo duro e non si può dimenticare che pochi mesi fa è stato uno dei più caldi degli ultimi anni.
Gli effetti del freddo sull’agricoltura sono contrastanti: da un lato, crea criticità operative, ma dall’altro può portare benefici agronomici di medio periodo. Le temperature sono sotto la media, con prolungate e frequenti gelate notturne, nebbia persistente e brina, e nevicate più frequenti in collina e a livelli più alti.
Secondo Giovanni Martinelli, presidente di Condifesa e vicepresidente di Coldiretti Brescia, gli ambiti positivi del classico inverno sono la riduzione naturale di parassiti e patogeni, e il favore al ciclo vegetativo di svariate colture. Inoltre, la pioggia e la neve invernale permettono di rimpinguare le scorte di acqua da utilizzare durante la primavera e l’estate.
Tuttavia, l’abbassamento della temperatura porta ad un aumento dei costi energetici nelle stalle, e può crescere il rischio di malattie e lo stress da freddo può portare ad un calo della produzione di latte. Anche la suinicoltura e l’avicoltura possono essere interessate da malattie respiratorie e problemi podali nei bovini, portando ad un aumento dei costi sanitari.
Le serre possono subire criticità e aumento di costi a causa delle maggiori spese per il riscaldamento e le protezioni antigelo. Le orticole invernali non protette o i giovani impianti arborei possono subire danni significativi.
Nonostante le difficoltà, gli agricoltori possono utilizzare varietà più resistenti, tecniche di agricoltura integrata e gestione del suolo per migliorare drenaggi e resilienza. Inoltre, ci sono gli strumenti assicurativi e le misure di sostegno da parte delle Istituzioni. Se ad un inverno rigido segue una primavera regolare, il gelo potrebbe risultare positivo e le settimane di freddo possono rientrare nella norma. I problemi gravi arrivano quando si debbono sopportare danni per le gelate tardive.

