L’agroalimentare italiano rappresenta una delle forze trainanti del sistema economico nazionale, con un peso sul Pil del 15% se si considera l’intera filiera, dal campo alla tavola. Il settore figura tra quelli trainanti del sistema economico nazionale e gioca un ruolo da protagonista in Europa, detenendo diversi primati.
Il Rapporto annuale Ismea sull’agroalimentare italiano presenta una fotografia di un settore resiliente, in grande fermento e solido sia nella componente agricola che nella trasformazione industriale. L’Italia è il primo Paese in Europa per valore aggiunto agricolo, con 44,4 miliardi di euro, e il terzo Paese in Europa per valore aggiunto dell’industria alimentare, dietro Germania e Francia, con 38 miliardi di euro.
La crescita del reddito agricolo è tra le più alte in Europa, con un aumento del 9,2% nel 2024, e l’Italia è leader mondiale per prodotti Dop e Igp, con circa 900 registrazioni. La “Dop economy” pesa sull’agroalimentare italiano per una quota pari al 19% e il Nordest si conferma area leader della Dop economy nel complesso, con oltre 11 miliardi di euro.
L’occupazione agricola è in crescita, con circa 1 milione di addetti censiti nel 2024, e gli investimenti privati agricoli sono ai massimi storici, con 10,6 miliardi di euro di investimenti nel 2024. La produttività agricola è più elevata della media Ue, con 46.300 euro di valore aggiunto per addetto.
Tuttavia, il settore agroalimentare italiano deve affrontare sfide come le tensioni geopolitiche e i nuovi dazi introdotti dagli Stati Uniti. Il governo ha mobilitato oltre 15 miliardi di euro per il settore agroalimentare negli ultimi tre anni, con l’obiettivo di rafforzare le filiere, promuovere l’innovazione e incentivare l’occupazione giovanile in agricoltura.

