Il consumo di alimenti ultra processati è in aumento in tutto il mondo. Una revisione scientifica recente sottolinea gli effetti negativi sulla salute di questi alimenti, che possono aumentare il rischio di obesità, diabete di tipo 2, ipertensione, malattie cardiovascolari e metaboliche, depressione e disturbi dell’umore. In Italia, il consumo di alimenti ultra processati è inferiore rispetto ai Paesi anglosassoni, ma è comunque aumentato negli ultimi anni.
La classificazione Nova degli alimenti li divide in quattro gruppi: alimenti non trasformati o poco trasformati, ingredienti culinari trasformati, alimenti trasformati e alimenti ultra processati. Tra gli esempi di alimenti ultra processati ci sono bevande zuccherate, snack dolci e salati confezionati e piatti pronti da riscaldare.
Per ridurre il consumo di alimenti ultra processati, gli studiosi propongono di aumentare l’aderenza ai modelli alimentari tradizionali, come la dieta mediterranea, e di migliorare l’etichettatura nutrizionale per informare meglio i consumatori. Inoltre, si suggerisce di regolamentare le pratiche di marketing degli alimenti ultra processati e di aumentare l’accesso agli alimenti freschi.
Per iniziare a diventare più consapevoli di cosa mettiamo nel carrello, si possono seguire alcune semplici regole, come controllare la lista degli ingredienti e notare se in etichetta compaiono ingredienti che non useremmo in cucina. È anche importante valorizzare le proprie radici alimentari e ritrovare le diete tradizionali, che sono più sane e sostenibili.

