Il dato dell’astensione sembra essere allarmante, con un aumento del 14% rispetto alla tornata elettorale regionale precedente e un andamento doppio rispetto a un decennio fa. Ciò solleva preoccupazioni sulla rappresentatività degli eletti, considerando che solo uno su quattro elettori ha votato e che chi governa ha ricevuto la delega di poco più di due italiani su dieci.
I partiti del centrosinistra potrebbero vincere o competere alla pari con il polo avversario se si presentassero con un candidato unico nei collegi uninominali, senza disperdere i voti. Il verdetto elettorale relativo a coalizioni e partiti è risultato grosso modo scontato, ma i partiti hanno desunto che il vento potrebbe cambiare e che alle prossime elezioni potrebbero avere risultati diversi.
Il tema dominante è diventata la riforma elettorale, con il centrodestra che invoca il sistema proporzionale e lo schieramento avverso che difende l’attuale sistema misto proporzionale/maggioritario. Sarebbe la quinta riforma elettorale in trent’anni, con un cambiamento ogni sei anni, il che danneggia la credibilità della politica.
I partiti sembrano essere concentrati sul proprio interesse di partito e sulla salvezza della “pelle”, piuttosto che sul progetto di governo più convincente. La legge elettorale non dovrebbe essere fatta su misura al cambio di maggioranza e la competizione elettorale non è una gara sportiva in cui conta chi arriva primo. I partiti dovrebbero ricordarsi che la competizione elettorale è una scelta per il progetto di governo più convincente.

