L’ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone, presidente del Comitato militare Nato, ha parlato di attacchi preventivi della Nato contro la Russia, circoscritti all’ambito ibrido. Ciò richiede una riflessione sull’evoluzione della “legittima difesa” nel diritto internazionale, con particolare riguardo al principio della cosiddetta “guerra preventiva”.
La Carta delle Nazioni Unite prevede un divieto generale del ricorso alla forza nelle relazioni internazionali, con l’unica eccezione costituita dalla legittima difesa individuale e collettiva. Tuttavia, la nozione di legittima difesa è stata notevolmente ampliata dalla “dottrina Bush” della guerra preventiva, che consente di intervenire non solo nell’imminenza di un attacco armato, ma anche nel caso in cui uno Stato ospiti organizzazioni terroristiche o sia in possesso di armi di distruzione di massa.
La dottrina della difesa preventiva è stata applicata in operazioni come l'”Iraqi freedom” in Iraq e l’eliminazione di Gheddafi in Libia. Tuttavia, con la prima presidenza Trump, questa dottrina è stata affievolita, insieme alla dottrina della responsabilità di proteggere (R2P), che consente di intervenire in Paesi dove si verificano gravi lesioni dei diritti umani.
L’intervento dell’ammiraglio Cavo Dragone richiama la dottrina della difesa preventiva, sebbene riferita ai soli attacchi informatici. necessario valutare se un attacco informatico sia equiparabile alla forza armata e se possa integrare una violazione dell’articolo 2 della Carta delle Nazioni Unite.
Gli attacchi informatici possono compromettere infrastrutture essenziali di uno Stato, come ospedali, centrali elettriche o centri di comando, e possono essere considerati come espressione dell’uso della forza. La qualificazione dipende dagli effetti dell’azione: se un attacco informatico produce effetti uguali a quelli prodotti da un attacco tradizionale, può essere considerato come una violazione del divieto di uso della forza.
La Corte Internazionale di Giustizia ha stabilito che, in assenza di elementi di distruzione o di effetti significativi, un attacco informatico può essere considerato una interferenza senza raggiungere la soglia di un intervento illecito. L’ammiraglio Cavo Dragone si riferiva probabilmente a questa tipologia di intervento, sottolineando l’importanza del rispetto delle regole internazionali e della Costituzione nel caso di azioni più incisive contro la minaccia alla pace e alla sicurezza internazionale.

