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domenica – 14 Dicembre 2025

Canada: eclissi e mistero nel film Levers

Il film “Levers”, diretto da Rhayne Vermette, è in concorso al 43esimo Torino Film Festival. L’opera parte da un’idea radicale: l’eclissi del sole, che getta un’intera comunità del Manitoba nell’oscurità. La regista canadese costruisce un’esperienza visiva e sensoriale che tende all’informe e al frammento, in un’atmosfera ricca di suggestioni e mistero.

La storia inizia con l’inaugurazione di una scultura in una città del Manitoba, dove una grande esplosione illumina il cielo e dà inizio a un giorno d’oscurità globale. Mentre il mondo intero attende il ritorno del sole, nella Red River Valley la vita continua come se nulla fosse. Una giovane funzionaria pubblica, spinta dalla curiosità, intraprende un viaggio per incontrare la scultrice dell’opera al centro degli eventi.

Il film è girato su pellicola 16mm con videocamere Bolex malfunzionanti, combinando effetti realizzati direttamente in camera con un occhio delicato per la bellezza. La struttura del film è episodica, quasi rituale, con ogni capitolo introdotto da un arcano dei tarocchi. Le immagini producono una materia visiva che instilla inquietudine, con una natura simbolica ed esoterica che rende il racconto meno fluido.

La regista Rhayne Vermette resta fedele al suo stile e alla sua poetica, mettendo in evidenza un’interferenza dell’immagine attraverso collage, fotografia e cinema analogico. I temi del luogo, del tempo e del ritmo si esprimono attraverso stratificazioni di finzione, animazione, rievocazioni e interruzioni. Vermette utilizza l’eclissi come figura di una resistenza all’iper-visione, immergendoci in una zona di rarefazione visiva, di mancanza, dove vedere equivale più a un atto di fede.

Il film è un’opera coraggiosa, un invito a ridefinire il concetto di luce, buio, memoria, comunità. In un’epoca in cui tutto tende a essere perfetto, sovraesposto, Vermette propone un ritorno al visibile frammentato, alla visione sfocata, al non detto. Il film trova la sua forza nel farsi critica concreta dell’estetica dominante, proponendo un cinema in cui le immagini non controllano ma liberano.

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