Il cancro al colon-retto è uno dei tumori più diffusi nei Paesi occidentali, con un’incidenza sempre maggiore anche fra le persone giovani. La riduzione del peso permessa dai farmaci agonisti del recettore Glp-1 ha un’azione protettiva nei confronti di diverse malattie, compresi i tumori. Uno studio recente ha mostrato che, nel caso del tumore al colon-retto, questa azione protettiva è superiore a quella dell’aspirina.
I risultati derivano da una vasta analisi basata su dati del mondo reale, che ha osservato una riduzione del 36% dell’incidenza di tumore nelle persone in trattamento con i farmaci agonisti del Glp-1 rispetto a quelli che prendevano l’aspirina. Tuttavia, si tratta di dati osservazionali e solo studi clinici randomizzati potranno stabilire un nesso causale certo.
Per anni l’aspirina a basso dosaggio è stata studiata come possibile strumento di prevenzione del tumore al colon-retto, ma il suo beneficio è modesto e accompagnato da rischi non trascurabili. I farmaci agonisti del Glp-1 potrebbero invece offrire una riduzione importante del rischio di sviluppare un tumore del colon-retto, che può arrivare a circa il 42% nei soggetti considerati ad alto rischio. L’effetto protettivo si osserva anche in chi ha iniziato il trattamento prima dei 45 anni, una fascia d’età in cui l’incidenza di questo tumore è in aumento.
Gli agonisti del recettore Glp-1 potrebbero avere benefici che vanno ben oltre il controllo del peso e potrebbero entrare a far parte delle strategie di prevenzione del cancro. Tuttavia, non tutti i farmaci della classe sembrano uguali e la riduzione del rischio è risultata statisticamente significativa per semaglutide, liraglutide e dulaglutide. Il beneficio appare indipendente dalla presenza di diabete o obesità, ma non si osserva nei fumatori o nelle persone con aterosclerosi.
Anche il profilo di sicurezza gioca un ruolo chiave, con lesioni renali acute, ulcere gastriche e sanguinamenti gastrointestinali risultati meno frequenti tra i pazienti trattati con Glp-1 rispetto a quelli in terapia con aspirina. Lo studio ha analizzato i dati di oltre 280 mila persone e il follow-up ha superato i cinque anni, ma si tratta di dati osservazionali e non di uno studio clinico randomizzato.

