In uno stesso territorio si trovano mille luoghi differenti che mutano a seconda degli sguardi che li osservano e che danno loro vita. La percezione di un territorio si trasforma a seconda del senso che gli attribuiamo, come afferma l’antropologa Maria Molinari. Questo apre un ampio ventaglio interpretativo, che invita a considerare il mondo come un’entità in perenne cambiamento, risultato di contaminazioni culturali, incontri, scontri, condivisioni e scambi.
Ciò che mangiamo, ciò che vestiamo, come parliamo, è frutto di costanti contatti a cui non facciamo più caso, continua Molinari. Forse per questo tendiamo a ignorare il carattere dinamico e plurale del territorio, raccontandolo come uno spazio omogeneo invece di una stratificazione di sguardi multipli.
L’immaginario che si posa su un territorio cambia di persona in persona, spesso a partire dalle priorità soggettive e dai diversi percorsi di vita di chi lo vive o lo frequenta. Per comprendere in profondità un luogo non è sufficiente accontentarsi degli aspetti più evidenti, ma è necessario scovare e provare a interpretare le numerose traiettorie culturali che in esso si intrecciano.
Il luogo è tale quando è composto di significati che gli danno le persone che lo abitano e coloro che vi transitano. Maria Molinari ha scritto “Appennini Migranti” partendo da questa consapevolezza, indagando i diversi sguardi che contribuiscono a offrire un significato a un luogo specifico, il paese di Berceto, sorto tra le pieghe dell’Appennino emiliano.
La sua analisi indaga soggettività mobili, dinamiche che portano i migranti a divenire “traghettatori di un patrimonio culturale immateriale locale” ancor prima dei bercetesi stessi. Le donne che si occupano dei lavori di cura apprendono dagli anziani che assistono, diventando custodi e portatrici di una cultura locale in trasformazione. Allo stesso modo, chi frequenta i campi o i boschi conosce maggiormente il territorio rispetto ai giovani locali.
Berceto, nella ricerca di Molinari, è un caso specifico ma anche un emblema di dinamiche di respiro globale. L’antropologo si concentra sui dettagli, ma sa anche metterli in connessione col mondo, scorgendo riflessi di Berceto non solo in altre località degli Appennini, ma anche sulle Alpi, nelle città, lungo la costa e oltreoceano. In Berceto si specchia una porzione del nostro vivere.

