La letteratura ha il potere di far rivivere luoghi e momenti del passato, permettendoci di riviverli attraverso le parole. Le opere di Denise Pardo, ad esempio, ci portano in un viaggio nel tempo e nello spazio, in particolare in Egitto, dove la scrittrice è nata. Dopo l’esordio narrativo con “La casa sul Nilo”, Pardo prosegue la sua indagine sulla storia della sua famiglia e del Medio Oriente con il romanzo “Tornare al Cairo”.
La storia si svolge in un arco di tempo che va dall’inizio della Seconda guerra mondiale alla metà degli anni Sessanta e ha come sfondo la nascita dell’Egitto moderno. In questo contesto, si misurano la corrotta monarchia di re Farouk, l’emergere del fondamentalismo politico-religioso dei Fratelli Musulmani, il nazionalismo dei Liberi ufficiali guidati da Gamal Abd el-Nasser e l’ultima stagione dell’Impero britannico.
Tuttavia, “Tornare al Cairo” racconta innanzitutto una storia d’amore tra Kate, figlia di un funzionario dell’ambasciata inglese, e Hafez, un giovane egiziano che studia a Oxford e si lega al gruppo di Nasser. Il Cairo è lo scenario di questo incontro e del sentimento che unisce i due innamorati, un luogo dove si intrecciano culture, lingue e provenienze diverse.
La città è un crogiolo di comunità, di radici, di storie, dove convivono arabi, ebrei, armeni, greci, turchi, inglesi, francesi, italiani. un luogo dove germogliano idee di rivoluzione, di cambiamento, di libertà, ma anche dove si annidano ombre di antisemitismo e di uso strumentale della religione. Il romanzo racconta come questo contesto condizioni le scelte dei protagonisti e cambi per sempre il volto della città.

