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domenica – 18 Gennaio 2026

Eboli: crisi commercio e abbandono urbano

Eboli si affaccia al 2026 con un’immagine desolante: saracinesche abbassate, locali storici chiusi, vetrine spente e cartelli “fittasi” e “vendesi” anche nelle strade del centro cittadino. La crisi non è più limitata alle periferie, ma attraversa l’intero tessuto urbano. Negli ultimi quattro anni, la politica locale non ha dedicato al commercio la giusta importanza, relegandolo a tema secondario.

Un progetto per un distretto del commercio, con Eboli capofila, è stato ignorato e non se ne è fatto nulla. Ciò ha portato a un circolo vizioso micidiale: il commercio chiude, le entrate per l’erario comunale diminuiscono, i servizi e gli investimenti vengono ridotti, e le famiglie si trovano in difficoltà. La città si spegne e il degrado aumenta.

La mancanza di politiche urbane, fiscali e di rigenerazione ha fatto si che la città non sia in grado di competere con la grande distribuzione e l’e-commerce. La videosorveglianza deve diventare uno strumento reale di deterrenza, utile tanto alla sicurezza quanto alla percezione di vivibilità urbana. La valorizzazione del patrimonio comunale, come il Palasele, è fondamentale per il rilancio della città.

Il Palasele, uno dei principali hub del Sud per concerti e grandi eventi, è gestito da una società di Cava de’ Tirreni, privando Eboli di una gestione strategica diretta. Sarebbe necessario affidarlo a una società controllata dal Comune, capace di programmare e trasformare ogni evento in ricchezza diffusa per la città.

La città non è povera di risorse, ma la vera fortuna del comparto agroalimentare bufalino e florovivaistico della Piana del Sele non viene redistribuita sul tessuto cittadino. Manifestazioni come Expo Sele non bastano a garantire ricadute strutturali sul commercio urbano. La zona industriale non decolla completamente e la fascia costiera di circa 8,5 chilometri resta spesso uno slogan elettorale.

Il 2026 non può essere un altro anno di rinvii, deve essere l’anno della svolta, del rilancio del commercio di prossimità, della riaccensione delle luci. Una città senza commercio è una città senza anima e una città che resta al buio finisce per spegnersi del tutto.

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