Negli Stati Uniti, il mercato del lavoro sta attraversando una fase di rallentamento, con un aumento di 50.000 unità nelle Non-Farm Payrolls a dicembre, meno delle 66.000 attese e sotto le 56.000 del mese precedente. Il settore privato ha registrato solo 37.000 nuovi posti di lavoro, mentre il manifatturiero ha perso 8.000 occupati. Nonostante ciò, la disoccupazione è scesa al 4,4%, dal 4,6% di novembre, meglio del 4,5% atteso.
La manifattura continua a essere il punto debole dell’economia statunitense, con l’ISM manifatturiero sceso a 47,9, decimo mese consecutivo sotto la soglia di espansione. La produzione resta in contrazione, ma i costi restano elevati, con l’indice Prices Paid ancora a 58,5. Ciò indica un classico scenario scomodo per il ciclo: meno crescita, ma senza una vera distensione delle pressioni sui prezzi.
In Europa, l’inflazione è tornata sotto controllo, con il CPI dell’Eurozona sceso al 2,0% a dicembre, dal 2,1% del mese precedente. Tuttavia, la domanda resta fragile e l’economia fatica a trovare un motore autonomo. Le vendite al dettaglio sono cresciute solo dello 0,2% mese su mese, sia nell’area euro che nell’Unione Europea, dopo il +0,3% di ottobre, con un +2,3% su base annua.
Il mercato dell’energia conferma questa lettura, con i prezzi fermi e nessuna tensione strutturale, segnale di una domanda globale più debole ma ancora presente. Il Brent resta intorno ai 62 dollari al barile, mentre il WTI si muove in area 58 dollari. In Europa, il gas TTF è sceso di oltre il 5%, aiutato da meteo mite e flussi LNG abbondanti.
In Asia, l’Australia ha registrato un’inflazione annuale in calo, scesa al 3,4% a novembre, in rallentamento dal 3,8% del mese precedente e sotto le attese di molti economisti. Tuttavia, l’inflazione resta ancora sopra il target della RBA, e la banca centrale non ha fretta di muoversi. Le aspettative di mercato su rialzi nel 2026 si stanno ridimensionando, ma il messaggio è che non c’è ancora spazio per un allentamento aggressivo.
Sul mercato valutario, il dollaro resta stabile, senza la forza per rafforzarsi in modo strutturale ma anche senza segnali di cedimento netto. L’euro si muove per riflesso, più trascinato dall’USD che da dinamiche interne. Il messaggio più chiaro arriva dai metalli, con l’oro che resta elevato a 4.500$, segnalando che la domanda non è speculativa ma difensiva.
In sintesi, il quadro macroeconomico è coerente ma tutt’altro che rassicurante. L’economia sta rallentando in modo ordinato, senza segnali di recessione imminente, ma anche senza le condizioni per una nuova accelerazione. Il lavoro non crolla, ma non spinge più. È una fase di decelerazione controllata, in cui il rischio non è lo shock improvviso, ma una crescita che si spegne lentamente. Il messaggio di fondo è semplice: non siamo a un punto di svolta, ma in una fase di transizione. Il ciclo non accelera, ma non collassa. È un rallentamento ordinato, poco spettacolare, che premia la gestione del rischio più che la ricerca di grandi trend.

