I rapporti tra i grandi della terra sono cambiati, le regole e la diplomazia non sono più sufficienti. Sono necessari muscoli più robusti per lo stato di diritto, la disciplina commerciale e gli strumenti a tutela delle aziende, soprattutto nei rapporti con gli Stati Uniti e la Cina. I mutamenti geopolitici non riguardano solo i rapporti tra gli Stati e i governi, ma anche quelli tra i privati e le imprese. La frammentazione giuridica è un nuovo rischio aziendale, ampiamente sottovalutato, e richiede competenze di regulatory intelligence e public affairs.
Il ruolo dei chief legal officer sta cambiando, è necessaria la capacità di intercettare i macro-trend geopolitici, mitigare i rischi e cogliere nuove opportunità. Gli Stati e il potere pubblico contano di più, il loro ruolo di intermediazione è in aumento. Le grandi innovazioni sembrano essere riservate solo a giganti autoritari o monopolisti. La concorrenza non è più un valore assoluto, si diffondono mercati privati a danno di quelli pubblici.
La prepotenza avrà un costo reputazionale minore che in passato. La lotta alla burocrazia europea è sacrosanta, ma non può essere miope e autolesionista. La direttiva sulle case green è un esempio di eccessi burocratici, ma è inutile rischiare una procedura d’infrazione europea e compromettere spazi di mercato per le aziende. Il dibattito sul regolamento Gdpr è significativo, la direttiva Micar è invisa agli americani e noi europei siamo divisi. Il quesito principale è fino a che punto allentare le regole, indebolendo i soggetti più deboli, per non perdere posizioni competitive sulle tecnologie del futuro.

