Pochi artisti contemporanei conoscono come George Condo il potere ambiguo e le molteplici influenze delle maschere. Il pittore di Concord è uno dei più talentuosi della scena post-pop e post-concettuale che conquistò la ribalta a New York negli anni ’80. Durante la sua carriera, Condo ha indossato molte maschere, quelle degli artisti che ha amato, come Rembrandt, Caravaggio, Rodin, De Chirico, Picasso, Bacon, Ernst, reinterpretandoli, decostruiti, ricombinati, acquisendone gli stili e le forme senza esserne posseduto.
La mostra di George Condo al Musée d’Art Moderne di Parigi è la più imponente personale mai allestita per l’artista americano, con 80 quadri, 110 disegni, 20 sculture. La disposizione delle opere annulla la cronologia, si va per temi, rimandi, come vuole Condo, che ama la storia dell’arte, ma pensa che accada contemporaneamente. Le maschere sono un elemento centrale della mostra, esaltano l'”effetto Condo”, non solo le maschere che George indossa come artista, ma quelle che dipinge, come l’orrore brillante sui volti scomposti nella sezione “The dark side of humanity” o le maschere un po’ ferine e un po’ clownesche che distorcono il volto delle sue donne.
Il “Realismo Artificiale” di Condo è la rappresentazione fedele di un mondo che non esiste in natura, è stato detto che Condo si appropria degli stili degli artisti che ha studiato per dipingere quello che loro non avrebbero mai pensato. Condo, il “costruttore di nuvole”, dipinge pensieri, mentre il molto ammirato Picasso seziona, a volte squarta, e ricuce i volti di donne amate, modelli ripresi sulle panchine dei parchi, negli atelier a Parigi e in Costa Azzurra. La mostra di Condo a Parigi è uno spaesamento voluto e felice, nel senso di uno sguardo curioso e ritrovato, che si tuffa nell’orrore e lo contrappunta con l’ironia.
Condo ha amato molto Parigi, dove ha diviso uno studio con l’amico Keith Haring all’Ile Saint-Louis e ha lanciato bombette puzzolenti con Basquiat a Les Bains Douches. Il Tout Paris, la parte intellettuale, lo ama da tempo, la mostra attuale chiude una trilogia in tre puntate in cui i vecchi amici si ritrovano. I due co-curatori, Edith Devaney e Jean-Baptiste Delorme, hanno cercato la collaborazione attiva dell’artista, i prestiti sono stati numerosi, dal Moma, dal MET, dal Whitney di New York, dal danese Louisiana. Il risultato è uno spaesamento voluto e felice, nel senso di uno sguardo curioso e ritrovato, che si tuffa nell’orrore e lo contrappunta con l’ironia. George Condo si svela quale smontatore della modernità, un cultore dello sguardo obliquo, probabilmente il più adatto ad abitare e raccontare il nostro tempo complicato.

