La legge di Bilancio approvata dal Governo Meloni sembra aver dimenticato gli animali, ma non i cacciatori più benestanti. La norma trasforma le aziende faunistico-venatorie in riserve di caccia a pagamento, eliminando il vincolo del “senza scopo di lucro” e trasformandole in imprese private.
Le aziende faunistico-venatorie erano nate con finalità naturalistiche e faunistiche, con programmi di ripristino ambientale e conservazione della fauna selvatica, e l’attività venatoria aveva un ruolo secondario e era sottoposta a regole stringenti. Ora, la finalità diventa il guadagno, e chi può permetterselo potrà cacciare a pagamento, attraverso ticket di accesso o affittando postazioni “privilegiate”.
Questa misura cancella la caccia sociale e ha già diviso il mondo dei cacciatori. Inoltre, la legge di Bilancio non prevede finanziamenti per i centri di recupero della fauna selvatica, che curano e riabilitano migliaia di animali feriti o in difficoltà.
Contestualmente, il Governo ha nominato un esponente politico “vicino alla maggioranza” alla guida dell’ISPRA, l’istituto scientifico italiano per la protezione e la ricerca ambientale, rompendo una tradizione consolidata di scelta di scienziati o tecnici indipendenti. Ciò apre il rischio di concessioni sempre più ampie al mondo venatorio, con possibili ampliamenti delle specie cacciabili, deroghe e estensioni dei calendari di caccia, con potenziali danni ambientali e faunistici e contenziosi con l’Unione europea.

