10.2 C
Roma
martedì – 13 Gennaio 2026

Guerra della informazione e del potere

Il 2026 sembra essere un anno segnato da sconvolgimenti politici, economici e militari. La politica internazionale sta tornando a una definizione più cruda, basata sul potere inteso nel suo significato tradizionale, ma anche nelle sue dimensioni digitali e finanziarie. I governi parleranno sempre meno di valori condivisi e di protezione della democrazia, e il 2026 sarà segnato dalla questione della deterrenza, dalla corsa a impadronirsi di risorse essenziali e dalla protezione di ciò che oggi viene definito infrastruttura dei dati.

La regione del Medio Oriente non sarà l’unica vittima, sebbene continui a sopportare il peso maggiore delle proprie crisi. Anche l’Europa si troverà ad affrontare una prova estremamente difficile, poiché l’equazione tra prosperità economica e ombrello di sicurezza americano non potrà reggere a lungo. Il continente dovrà confrontarsi con la guerra in Ucraina adottando una strategia diversa, che potrebbe renderlo parte più diretta del conflitto.

La trasformazione più profonda potrebbe non provenire dai carri armati, ma dal cloud in cui oggi tutto è archiviato, cioè lo spazio digitale dove vengono conservati ed elaborati i dati. Le istituzioni conservano dati sensibili in un’infrastruttura invisibile, che può interrompersi in caso di guasti o crisi. La sovranità si traduce così in contratti di acquisto, licenze operative, standard di sicurezza e leggi sulla concorrenza.

Il divario tecnologico tra Stati Uniti e Cina continua ad ampliarsi, e il mondo non si dividerà completamente. Il commercio proseguirà, ma ciò che è strategico esisterà in due universi paralleli, cioè sistemi separati con standard diversi, catene di approvvigionamento distinte e requisiti di conformità contrastanti. In tale contesto, sanzioni, controlli sulle esportazioni e protezionismo diventano strumenti ordinari, non più eccezioni.

In Medio Oriente queste dinamiche assumono una forma ancora più acuta, perché la regione si trova all’intersezione di tre livelli di conflitto. Il margine di neutralità si restringe con l’intensificarsi della competizione tra Washington, Pechino e Mosca, poiché anche le scelte tecnologiche e finanziarie diventano allineamenti politici. La questione è semplice: chi fornisce le reti di telecomunicazione, chi controlla i data center e chi offre finanziamenti a condizioni meno stringenti.

La sfida non è più soltanto comprendere il mondo, ma costruire la capacità dello Stato di proteggere la società dagli shock. Il primo passo è riconoscere che la cooperazione internazionale non tornerà alla sua forma tradizionale, ma resta possibile in nuove configurazioni. Chi non disporrà delle capacità necessarie pagherà il prezzo due volte, in termini di sicurezza e in termini economici. La sovranità non si misura più soltanto da ciò che uno Stato controlla sul proprio territorio, ma anche da ciò che governa nel cloud, nel chip e nel mercato obbligazionario.

ARTICOLI CORRELATI

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

PIÙ POPOLARI