Le proteste in Iran continuano a scuotere il paese. Secondo Shahin Gobadi, portavoce del movimento di resistenza iraniana all’estero, le manifestazioni non sono un fenomeno estemporaneo, ma il risultato di anni di pressioni politiche, economiche e sociali accumulate. Gobadi afferma che la società iraniana ha superato una soglia psicologica e non si aspetta più riforme o sollievo, ma chiede apertamente la fine dell’intero sistema.
Le Unità di Resistenza dell’Organizzazione dei Mojahedin del Popolo Iraniano, di cui Gobadi è portavoce, sostengono e ampliano la rivolta, che si è estesa a oltre 190 città. Queste reti operano da anni in modo metodico e prudente, reclutando, organizzando e coordinando azioni di resistenza. Nonostante la chiusura di Internet e la censura, le informazioni continuano a circolare attraverso reti sotterranee all’interno del paese.
Gobadi riferisce che il regime iraniano sta cercando di forzare un ritorno alla paura attraverso una repressione brutale, ma sostiene che la paura non funziona più come un tempo. Le proteste sono organizzate, resilienti e si stanno diffondendo, con sempre più gruppi sociali che si uniscono alla rivolta. Il portavoce del movimento di resistenza iraniana afferma che il regime sta reagendo in troppe città contemporaneamente e che, quando un sistema può governare solo uccidendo il proprio popolo, è già in una crisi terminale.
Sull’ipotesi di un intervento americano, Gobadi richiama le parole della leader del movimento, Maryam Rajavi, secondo cui il rovesciamento del regime non verrà dall’esterno dell’Iran, ma dalle mani dei suoi cittadini. Tuttavia, Gobadi sottolinea che il mondo non deve restare in disparte e che gli Stati Uniti e l’Unione europea devono imporre costi reali alla macchina della repressione e sostenere la libertà di internet e delle comunicazioni. Il portavoce del movimento chiede inoltre che il mondo riconosca il diritto del popolo iraniano a rovesciare il regime e si schieri in modo chiaro dalla parte della lotta del popolo iraniano per la libertà e una repubblica democratica.

