In Israele, il “suicidio” dello Stato è in atto da tempo. Il Paese non è più quello fondato dai padri fondatori, che aveva come pilastri l’essere il focolare del popolo ebraico e una democrazia compiuta. Oggi, Israele è guidato da un regime autocratico e etnocratico, dove la destra suprematista e bellicista detiene il potere.
La sinistra israeliana ha perso la battaglia culturale e non ha saputo contrastare la politica colonizzatrice della destra. Ha votato la legge che istituzionalizza il suprematismo ebraico, codificando una disparità di trattamento tra israeliani ebrei e arabo-palestinesi. La destra ha plasmato la psicologia di una nazione, favorita da un centrosinistra sulla difensiva e privo di una visione alternativa.
Il centrosinistra ha perso non solo perché non ha saputo contrastare la politica della destra, ma anche perché ha votato la legge che istituzionalizza il suprematismo ebraico. Questa legge ha creato una disparità di trattamento tra israeliani ebrei e arabo-palestinesi, declassando gli arabo-palestinesi a cittadini di serie B.
Secondo Odeh Bisharat, analista politico israeliano, il nazionalismo ebraico in Israele ha raggiunto proporzioni apocalittiche. Il valore ebraico è il fattore determinante, mentre il valore umano non viene preso in considerazione. Il legislatore Benny Gantz ha dichiarato che non umilierà Itamar Ben-Gvir perché è ebreo.
Uzi Baram, ex collaboratore di Yitzhak Rabin, afferma che il “bibismo” non può prevalere perché è l’opposto della tolleranza e del libero pensiero. La sua interpretazione della realtà è un insieme di complotti e cospirazioni che stanno distruggendo le fondamenta democratiche di Israele. Il sostegno a Netanyahu non può prevalere perché è basato su una visione selettiva della realtà e su una adorazione del leader.

