Un evento atteso a gennaio 2026, nella sede DR a Macchia d’Isernia, dovrebbe svelare i primi modelli di automobili interamente prodotte in Italia. Il sito molisano sarà la base operativa per il rilancio di Itala e OSCA, marchi che hanno segnato fasi importanti della mobilità italiana.
Il recupero di questi marchi non si limita al richiamo nostalgico, ma appare come parte di un disegno industriale ambizioso, che unisce patrimonio storico e potenziale contemporaneo. Gli spot lasciano intendere che i futuri modelli potrebbero cercare equilibrio tra design italiano e standard moderni.
La premessa è impegnativa, poiché il richiamo a Itala e OSCA implica responsabilità verso una tradizione tecnica e sportiva che ha segnato fasi importanti della mobilità italiana. A questo scopo, Di Risio ha rilevato lo stabilimento di Anagni, in provincia di Frosinone, rinnovandolo a fondo e rinominandolo Jarama Srl.
Itala nasce a Torino nel 1903, sotto l’impulso di Matteo Ceirano e un gruppo di soci. L’impresa cresce rapidamente e nel 1906 Itala sposta gli impianti in un nuovo stabilimento progettato da Pietro Fenoglio. In pista, l’affermazione arriva subito, con la vittoria della prima edizione della Targa Florio nel 1906 e il raid Pechino–Parigi 1907.
OSCA nasce nel 1947 a San Lazzaro di Savena, a opera dei fratelli Ettore, Ernesto e Bindo Maserati. Il primo modello è la barchetta da corsa OSCA MT4, presentata nel 1948, con motore bialbero di 1.092 cm³ e circa 72 cavalli. La Casa produce versioni evolute, con cilindrate crescenti e prestazioni di rilievo, mirando a realizzare auto leggere, agili, tecnicamente raffinate.
La produzione di Itala cessa nel 1935, mentre quella di OSCA cessa nel 1967, dopo due decenni di intensa attività. I due marchi lasciano un’eredità fatta di ingegno tecnico, sportività e rara maestria artigianale. La sfida per Massimo Di Risio è quella di far tornare questi marchi a incidere nel mercato automobilistico.

