Il procuratore Nicola Gratteri e lo studioso Antonio Nicaso hanno pubblicato un saggio intitolato “Una cosa sola”, in cui descrivono la nuova criminalità organizzata come un’entità che ha abbandonato la violenza eclatante per assumere forme più sofisticate. Le mafie di oggi non sparano più per conquistare potere, ma lo acquistano, lo gestiscono e lo investono, operando con discrezione e sfruttando la tecnologia, i mercati globali e la complicità di professionisti e imprese insospettabili.
La loro forza non risiede più nel controllo dei quartieri o nella minaccia fisica, ma nella capacità di infiltrarsi nel sistema economico e digitale. Il crimine si fa invisibile e si muove nei settori delle criptovalute, del riciclaggio finanziario, dei reati ambientali, del traffico di dati e di tutte le aree in cui l’illegalità può confondersi con l’economia legale.
Gratteri e Nicaso sostengono che la criminalità ha compreso l’inutilità dello scontro frontale con lo Stato, scegliendo la via più silenziosa e redditizia della mimetizzazione. La ‘ndrangheta, in particolare, ha saputo cogliere le opportunità della globalizzazione, costruendo alleanze solide con i cartelli sudamericani e diventando uno dei partner più affidabili nel traffico internazionale di cocaina.
Il recente volume “Cartelli di sangue” analizza la rete invisibile che avvolge oggi il pianeta, lungo i cui fili scorrono tonnellate di droga e inimmaginabili quantità di denaro. Le indagini condotte sul campo mostrano l’altra faccia di questo sistema: interi territori sudamericani soffocati dalla povertà, dalla corruzione e dalla violenza, mentre pochi accumulano profitti immensi.
L’Italia occupa un posto strategico in questa mappa, con le banchine di Gioia Tauro che rappresentano uno snodo cruciale per il traffico di droga. Il confine tra economia legale e illegale si assottiglia, fino quasi a scomparire. Secondo Gratteri, siamo di fronte all’insufficienza degli strumenti legislativi e delle politiche europee nel contrastare una criminalità che agisce con strumenti tecnologici avanzati e reti transnazionali difficili da smantellare.
La lezione più profonda che emerge è di natura civica e culturale: sconfiggere le mafie non significa soltanto arrestare i boss o sequestrare i beni, ma costruire società più giuste, consapevoli e solidali. necessario liberare i territori dai bisogni e dalla paura, restituendo fiducia, dignità e prospettive alle comunità. Solo un’educazione fondata sulla legalità, sulla responsabilità e sul rispetto reciproco può togliere terreno fertile alle mafie e impedire che nuove generazioni cadano nella rete di un potere criminale che, pur invisibile, continua a influenzare la vita economica e sociale di interi paesi.

