La pièce “Letteratura” di Arthur Schnitzler, scritta alle soglie del Secolo breve, è una satira contro il mondo culturale del tempo, accusato di superficialità, mondanità e opportunismo. L’opera smaschera l’ipocrisia di critici e sedicenti autori più interessati alla fama e alle tendenze del momento che alla sostanza e alla responsabilità dell’arte.
Composta nel dicembre del 1900, “Letteratura” affonda il coltello contro chi, privo di talento e di reale formazione, si improvvisa artista o scrittore, contribuendo a generare confusione in un ambito già fragile come quello della produzione letteraria e poetica. Schnitzler considerava cruciale questo tema e tornò più volte nel corso della sua vita, difendendo con atteggiamento elitario ma coerente l’idea di un’arte fondata su rigore, studio e responsabilità etica.
Nella Vienna di fine secolo, il rapporto tra opera, vita e psiche dell’artista era al centro del dibattito intellettuale. Schnitzler, con il suo stile lucido e ironico, fu uno dei protagonisti assoluti di quella stagione culturale e un vero anticipatore delle riflessioni psicoanalitiche. Per Schnitzler l’artista rappresenta una figura necessaria alla società, mentre il dilettantismo, se privo di consapevolezza e talento, dovrebbe restare confinato al semplice svago personale.
La pièce racconta la storia di Margarete, donna borghese, ricca ed eccentrica, animata da ambizioni letterarie non sempre sostenute da reali capacità. Attorno a lei si muovono l’affascinante e sportivo barone Klarens e Gilbert, scrittore squattrinato, egocentrico e inquieto. Dopo il divorzio da un facoltoso imprenditore, Margarete ha cercato di reinventarsi frequentando i vivaci ambienti artistici di Monaco. Sedotta da quel mondo rumoroso e stimolante, ha iniziato a scrivere poesie e romanzi ispirati alla propria vita sentimentale e alle sue emozioni.
La Compagnia Diaghilev porta in scena lo spettacolo all’auditorium Vallisa di Bari, con la regia di Paolo Panaro, che è anche interprete accanto a Marianna de Pinto e Francesco Lamacchia. Le luci sono firmate da Nicola Santamato, i costumi da Angela Gassi. L’allestimento rientra nella stagione “Teatro Studio” sostenuta dal Ministero della Cultura, dalla Regione Puglia e dal Comune di Bari.

