Chi si dichiara di sinistra oggi deve precisare di non avere nulla a che spartire con chi condivide la stessa etichetta. Il principio inviolabile della libertà è stato messo in discussione da un pensiero tossico che lo rende subalterno a una presunzione di giustizia sociale. Le ultime settimane hanno reso faticoso riconoscersi nella nozione di sinistra, che sembra essere diventata improvvisamente improponibile.
Le metafore letterarie possono essere utili per esprimere il bisogno di fantasia e libertà, strumenti che ogni regime ha sempre ritenuto necessari. Il filosofo libertario Albert Camus ha detto: “Scelgo la libertà. Perché anche se la giustizia non è compiuta, la libertà mantiene un potere di protesta contro l’ingiustizia e mantiene aperta la possibilità di esprimersi”.
Questa citazione è stata di recente utilizzata come risposta a chi ritiene di dover accettare il dispotismo, indipendentemente dal nome del leader. La storia della sinistra rivoluzionaria ha legittimato ogni genere di sistema concentrazionario, nutrito di delazione e controllo poliziesco. Già nel 1918, Rosa Luxemburg aveva obiettato a Lenin che in assenza di democrazia non si dà socialismo.
La riflessione sulla sinistra odierna possiede un nodo: l’adesione fideistica a una certa realtà umana e militante di sinistra, che ha visto molti scendere in piazza in difesa di una fantasmatica idea del Venezuela “socialista” legato alla figura di Maduro. L’irricevibilità di chi, come Trump, fa strame con postura tracotante da osceno satrapo del diritto internazionale, resta tuttavia che gli “idola” innalzati sulle bandiere in risposta a ogni possibile acclarata forma di “imperialismo” mostrano d’essere rancidi, pura miseria ideologica.

