L’economista Alberto Bagnai afferma che l’Unione europea è un problema non solo per l’Italia, ma anche per sé stessa e per il mondo. Secondo Bagnai, l’UE è stata un grande strumento di accentramento di ricchezza e un modo per esplicitare l’adesione al consesso occidentale. Tuttavia, ha anche introdotto un vincolo esterno per modificare surrettiziamente la Costituzione e ha sostituito la religione politica di una classe dirigente in crisi di identità.
L’Italia ha vissuto un declino economico all’interno dell’UE senza paragoni nella storia del capitalismo moderno. La principale fonte di domanda aggregata è stata bloccata dall’adesione al progetto europeo, e il paese ha fatto austerità, privatizzato e precarizzato il lavoro più di tutti. Ciò ha portato a un peggioramento della competitività internazionale, recuperata attraverso un processo di deflazione salariale.
Bagnai sostiene che la teoria economica post-keynesiana insegna che la domanda aggregata incide sulla crescita non solo nel breve ma anche nel lungo periodo. La fine dell’UE combacia con la fine dell’ideologia neoliberale e potrebbe essere un tempo di passaggio pericoloso ma anche fecondo e positivo.
L’Italia non dovrebbe aspettare, ma prepararsi a un mondo che è cambiato e allo scenario della dissoluzione dell’UE. La classe dirigente italiana dovrebbe affrontare la fine dell’UE e i problemi del paese, anziché attendere o agire solo per primi. La priorità dovrebbe essere un riordino istituzionale nel rapporto tra Quirinale, governo e Parlamento.

