C’è un filo sottile che lega Monza alla vita di Anselmo Bucci, pittore, incisore, scrittore e viaggiatore instancabile. I Musei Civici decidono di riannodare questo filo con la mostra “Anselmo Bucci. Monza e il Novecento”, visitabile fino al 6 aprile. La mostra è un omaggio costruito interamente attorno al patrimonio della città: dipinti, incisioni, fotografie e documenti conservati nelle collezioni civiche e nel Fondo Bucci del Museo Etnologico.
Il percorso si apre con gli anni della formazione e la parentesi parigina, quando la capitale francese era laboratorio del Cubismo nascente. Bucci affina lo sguardo e impara a graffiare la realtà con una rapidità di segno che resterà la sua cifra. Il ritorno in Italia coincide con l’incontro con il Coenobium monzese, una fraternità artistica dalle atmosfere bohémièn. La guerra del 1915 segna un cambiamento nella sua arte, che si fa più tesa.
Col dopoguerra arriva la maturità. Bucci vive tra Parigi, Milano e Monza e dà il nome – Novecento – al gruppo d’artisti raccolti attorno a Margherita Sarfatti e al gallerista Lino Pesaro. Negli anni Trenta diventa uno dei ritrattisti più richiesti dalle grandi famiglie milanesi. Il nuovo conflitto mondiale lo richiama ancora, stavolta come pittore arruolato in Marina. I bombardamenti su Milano gli portano via lo studio; Bucci trova rifugio a Monza, nella casa delle sorelle.
La mostra riunisce opere già note al pubblico e pezzi riemersi dai depositi. Si va dalla Piazza mercato del 1911 al San Giovanni Battista, realizzato in onore del patrono monzese, dal Ritratto della signora Rapuzzi Guelta fino all’Autoritratto e al ritratto della sorella Emilia. La mostra è aperta il mercoledì, il giovedì, e venerdì, sabato e domenica, con biglietti a 6 euro per intero e 4 euro ridotto. Ingresso gratuito per under 18 e possessori di abbonamento Musei Lombardia.

