Béla Tarr, uno dei più radicali e influenti autori del cinema contemporaneo, è morto a 70 anni. Maestro del piano sequenza, del bianco e nero e di un cinema del tempo e dell’attesa, ha firmato opere come Satantango, Le armonie di Werckmeister e Il cavallo di Torino.
È morto a Budapest dopo una lunga malattia, lasciando un vuoto profondo nel cinema europeo. Il regista ungherese è considerato uno degli autori più radicali e influenti del cinema contemporaneo, capace di trasformare il tempo in materia narrativa e il movimento in pensiero. La sua opera è caratterizzata da un’estetica cupa e intransigente, che ha conquistato una venerazione critica internazionale.
Il suo titolo più celebre resta Satantango, un film di oltre sette ore tratto dal romanzo omonimo del premio Nobel László Krasznahorkai. Un’opera-fiume che racconta il crollo del comunismo nell’Europa orientale come disfatta morale e spirituale, ridefinendo i confini stessi dell’esperienza cinematografica. I film di Béla Tarr sono riconoscibili per l’uso estremo del piano sequenza, il bianco e nero ascetico, i movimenti di macchina ipnotici e una visione profondamente nichilista dell’esistenza.
Dopo gli esordi più realistici e sociali, Tarr ha codificato definitivamente il proprio linguaggio con Perdizione, per poi raggiungere una maturità assoluta con opere come Le armonie di Werckmeister e Il cavallo di Torino. La sua scomparsa lascia un vuoto profondo nel cinema europeo, essendo stato un cinema del tempo, dell’attesa e della fine, capace di chiedere allo spettatore dedizione assoluta.

