Ad Avellino sono tornati in strada per manifestare la loro solidarietà con il popolo palestinese. L’Arci Avellino ha scelto di partecipare a questa giornata di solidarietà, rivendicando il diritto dei palestinesi ad autodeterminarsi, a esistere come Stato e a non vedere più negata la loro storia.
I manifestanti hanno denunciato un genocidio che continua e una pace calata dall’alto che non può essere chiamata pace. Hanno parlato di un conflitto che trascina con sé generazioni e di una comunità internazionale che non riconosce ancora i leader politici palestinesi come parte necessaria di qualsiasi futuro possibile.
Il nodo dei prigionieri politici è un punto che non si può aggirare, secondo l’Arci. Il caso di Marwan Barghouti, indicato come uno dei principali leader del movimento di liberazione palestinese, è stato portato all’attenzione. La sua liberazione è considerata una condizione imprescindibile per dare al popolo palestinese la possibilità di intravedere il proprio cammino.
La piazza di Avellino non parla di speranza facile, ma di continuità nella mobilitazione. La manifestazione non si è fermata e non deve fermarsi ora, perché la voce che si spegne è una resa. I manifestanti non vogliono accettare la resa e continuano a lottare per i diritti del popolo palestinese.

