Il regista iraniano Jafar Panahi ha vinto la Palma d’Oro a Cannes con il suo ultimo film, entrando così nel ristrettissimo club dei cineasti che hanno conquistato il massimo riconoscimento nei quattro festival internazionali più prestigiosi. Il suo ultimo film, “Un semplice incidente”, racconta la storia di un meccanico che rapisce un uomo convinto che sia l’ufficiale dei servizi segreti che lo aveva torturato in carcere.
L’unico indizio è una protesi alla gamba, e il meccanico intraprende una sorta di indagine improvvisata per confermare l’identità del presunto “Gamba di legno”. Nel suo furgone si ritrovano così una fotografa, un operaio e una sposa, ognuno con le proprie ragioni per cercare vendetta o conferma. La domanda che Panahi pone è se i protagonisti riusciranno a restare umani non diventando come ciò che gli ha procurato sofferenza.
Il film utilizza il pretesto narrativo per scavare nelle contraddizioni dell’Iran contemporaneo, raccontando le fragilità sociali, le ferite invisibili e la repressione culturale. Il film è stato girato in segreto, senza permessi, sotto il naso del governo che Panahi critica e che gli ha imposto un bando che gli proibiva di realizzare film e viaggiare all’estero. Panahi sottolinea che il film non è politico, ma sociale, e che non ci sono buoni o cattivi, ma semplicemente persone che soffrono e provano ad andare avanti. Il regista riporta l’attenzione alla vera essenza del cinema, che è quella di smuovere le masse e far riflettere sulle problematiche del mondo.

