Nei giorni in cui Poste Italiane ha annunciato che il suo servizio di Spid, il sistema pubblico di identità digitale, diventerà a pagamento con un canone annuo di 6 euro, il titolo del gruppo postale ha toccato a Piazza Affari il record storico di 22,39 euro e il gruppo ha raggiunto una capitalizzazione di 29,2 miliardi.
Gli analisti hanno fatto subito i calcoli: considerando che ci sono 30 milioni di italiani che hanno lo spid Poste, l’incasso per il gruppo guidato da Matteo Del Fante sarà di circa 180 milioni. Bisognerà togliere pensionati, minori e professionisti che resteranno esenti dalla spesa, oltre a chi dovesse decidere di spostarsi verso un altro fornitore, ma in ogni caso, senza sforzo, il gruppo avrà un incasso stimato dagli analisti in 130 milioni di profitti netti.
Di certo si tratta di una notizia positiva per chi ha puntato sui titoli del gruppo, partecipato al 29,6% dal ministero dell’Economia e al 35% da Cassa Depositi e Prestiti, con l’11,4% di retail e azioni in mano a circa 200 mila piccoli risparmiatori. Nell’ultimo anno Poste Italiane ha fatto in borsa +60% e se si allunga l’orizzonte a due anni la crescita è stata del +117,6%, contro una performance del Ftse Mib che nello stesso periodo è stata meno della metà: +49,4%.
La scelta di investire in Tim, per esempio, si è rivelata chiaramente vincente non solo per le sinergie che si potranno creare tra i due gruppi, già avviate sia sul fronte della distribuzione sia su quello delle infrastrutture tecnologiche. L’ultima operazione firmata a dicembre per rilevare, insieme all’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, il 100% di Pago Pa con una valorizzazione di circa 500 milioni, punta ad efficientare e semplificare la gestione dei servizi digitali pubblici, dall’identità ai pagamenti, e di sviluppare il sistema IT-Wallet.
Nel 2022, l’acquisto della società dei pagamenti Lis holding per 700 milioni è stata la più grande acquisizione nella storia di Poste, segnando un punto di svolta per il gruppo. Oggi, come mostra il bilancio dei primi nove mesi del 2025 chiuso con un utile netto di 1,7 miliardi, più del 40% dei ricavi del gruppo provengono dai servizi finanziari con Poste che è arrivata a gestire oltre 600 miliardi degli italiani.
Il risparmio postale ha compiuto 150 anni di storia raggiungendo 320 miliardi di euro sottoscritti da 27 milioni di italiani. La maggior fonte di redditività del gruppo restano i servizi assicurativi che nei primi nove mesi del 2025 hanno generato da soli quasi la metà dell’utile netto del gruppo, pari a 836 milioni. La trasformazione di Poste realizzata da Del Fante in questi anni è stata chiara, con l’ex banchiere di Jp Morgan che ha scelto di non chiudere gli uffici postali meno efficienti ma ha anzi rilanciato investendo 400 milioni di euro.
La rete dei 12.800 uffici postali resta così invariata, con l’offerta che si è nel frattempo ampliata ai contratti gas e luce e la possibilità di rinnovare alle poste anche il passaporto o di chiedere un atto di nascia. La scommessa di Poste di sostenere il Paese da una parte e di dare soddisfazione agli azionisti dall’altra sembra essere stata vinta.

