Il processo a Massimo Malavolta, accusato dell’omicidio della moglie Emanuela Massicci, è iniziato davanti alla Corte d’Assise di Macerata. L’imputato non era presente in aula. L’accusa contesta il reato di omicidio pluriaggravato, ritenuto l’esito voluto di una prolungata sequenza di maltrattamenti, lesioni e torture. Secondo l’impianto accusatorio, il delitto sarebbe stato commesso con crudeltà, per futili motivi, approfittando della minorata difesa della vittima, con l’ulteriore aggravante del vincolo coniugale.
Gli atti indicano che violenze sarebbero state esercitate anche nei dieci giorni precedenti la notte dell’uccisione. A Malavolta vengono attribuiti maltrattamenti continuativi a partire da gennaio-febbraio 2024, aggravati perché avvenuti in presenza dei figli minori della coppia. La prima udienza è stata dedicata alle questioni preliminari, durante le quali l’avvocata Saveria Tarquini ha sollevato eccezioni sull’ammissibilità della costituzione di parte civile dei minori e ha chiesto la nullità dell’incidente probatorio che aveva accertato la capacità di intendere e di volere dell’imputato al momento dei fatti.
La difesa ha quindi reiterato la richiesta di sottoporre l’imputato a una risonanza magnetica cerebrale per accertare eventuali danni derivanti dall’uso prolungato di cocaina in concomitanza con l’assunzione di farmaci psichiatrici. La Corte si è riservata di decidere sull’istanza, che sarà discussa alla prossima udienza fissata per il 26 febbraio, quando il processo entrerà nel vivo. La linea difensiva resta quella già annunciata: chiedere una nuova perizia per dimostrare che, al momento dell’omicidio, Malavolta non fosse capace di intendere e di volere a causa dell’assunzione di cocaina insieme ai farmaci prescritti per i disturbi psichiatrici. Dagli atti emerge che l’operaio di Castignano era stato seguito dai servizi di salute mentale degli ospedali di Ascoli e San Benedetto del Tronto.

