A pochi giorni dalla pubblicazione dei dati dell’Autorità portuale, che hanno visto per la prima volta il porto di Ravenna superare la soglia di 28 milioni di tonnellate movimentate, il sindaco Alessandro Barattoni analizza sfide, criticità e opportunità del 2026. Siamo stabilmente nei primi cinque porti italiani non solo per il totale delle merci transitate, ma anche per le singole voci relative ai materiali, una diversità che ci ha consentito di affrontare e superare momentanee difficoltà di alcuni settori merceologici.
Gli importanti investimenti infrastrutturali eseguiti negli ultimi anni, in particolare su dragaggi e banchine, potranno essere ancora più valorizzati con l’implementazione di nuove aree di logistica, fondamentali per un rafforzamento dell’intermodalità nave-gomma-treno. L’aspetto degli spazi retroportuali rappresenta un elemento di competitività importante, soprattutto se confrontato con altri scali che per ragioni fisiche hanno pressoché esaurito la loro disponibilità di nuove aree per attirare investimenti e lavoro di qualità.
Tuttavia, per sfruttare appieno questi spazi, servono infrastrutture stradali e ferroviarie importanti, che consentano alle merci non solo un veloce trasbordo dalla nave ai magazzini, ma anche un migliore collegamento con tutto il nord est produttivo. Per questo, Barattoni rivela che stanno approfondendo con l’Autorità di Sistema Portuale il dossier “secondo bypass sul Candiano” e stanno ragionando su una manutenzione straordinaria di alcune strade portuali particolarmente ammalorate.
Inoltre, il sindaco esprime preoccupazione per la forte instabilità geopolitica che ha contaminato tutto il 2025 e che potrebbe compromettere alcuni risultati e trasferimenti di merci. Le guerre, i conflitti, le bande armate nei mari e le barriere al libero scambio hanno infatti storicamente prodotto tragedie umanitarie e riduzioni degli scambi commerciali.
Un altro aspetto che preoccupa notevolmente Barattoni è la riforma della cosiddetta legge sui porti, che tramite decreto intende mettere mano alle funzioni delle Autorità Portuali, svuotandole di competenze tecniche ed economiche, in vista di una creazione di una Porti d’Italia SpA. Auspica quindi una sospensione del provvedimento di riforma volto a garantire un confronto con gli enti locali. La possibilità di continuare a raggiungere risultati positivi dipenderà anche dalla capacità di continuare a lavorare insieme a tutto il cluster marittimo e agli enti che si occupano quotidianamente di porto.

