Una retrospettiva celebra il lavoro dell’artista e filmmaker Rosa Barba, la cui pratica destabilizza i termini concettuali dello spazio cinematografico. L’esposizione, allestita nello spazio di Zaha Hadid, abbraccia oltre due decenni e riunisce una selezione di alcune delle opere scultoree e dei film più significativi di Barba, includendo un nuovo film in 35mm e una nuova scultura.
Rosa Barba ha dedicato anni a una pratica cinematografica espansa che esplora la luce, la trasparenza e la riflessione, animate attraverso una struttura installativa site-specific che è al tempo stesso un disegno nello spazio e una struttura di supporto. Il suo lavoro adotta un approccio concettuale che considera il cinema in un senso architettonico e come uno strumento, in cui l’ambiente, lo schermo e la proiezione possono essere combinati o spinti oltre, per creare un’altra dimensione spazio-temporale che è simultanea e va oltre il contesto dello spazio interno o esterno.
Secondo le parole di Rosa Barba, il suo lavoro crea una dimensione anarchica che offre una nuova base per pensare e agire, destabilizzando la vecchia gerarchia delle componenti del cinema, liberandole dai loro usi originari e permettendo loro di interagire in modi nuovi e imprevisti. Questa visione è stata espressa nel testo “On the Anarchic Organization of Cinematic Spaces – Evoking Spaces beyond Cinema”.

