La disputa sul personale medico nelle case di comunità rischia di compromettere la sanità pubblica. La scarsa resilienza della medicina territoriale durante la pandemia di Covid ha portato alla conclusione che il settore debba essere riorganizzato. I distretti e i dipartimenti di cure primarie non hanno avuto la capacità organizzativa adeguata a causa del rapporto parasubordinato e libero professionale dei medici di famiglia e forse anche per una mancanza di visione integrata della medicina territoriale.
I medici di famiglia avevano avviato un processo di auto-organizzazione attraverso le medicine di gruppo e le medicine di gruppo integrate, che in alcune regioni stava producendo risultati. Tuttavia, il contratto per la dipendenza proposto manca di normative presenti negli altri contratti del comparto e ignora il diritto sindacale di avere un corrispettivo economico per ogni aumento di orario.
La sanità territoriale sta faticando a decollare a causa dell’eccesso di burocrazia, che occupa quasi la metà del tempo dei medici. Ciò sta portando a un aumento delle prescrizioni di prestazioni specialistiche, allungamento delle liste di attesa e diminuzione delle richieste dei giovani medici per entrare nelle scuole per la formazione del medico di famiglia.
Tuttavia, ci sono altre possibilità per migliorare la situazione, come ad esempio la sperimentazione di una nuova medicina territoriale integrata, l’utilizzo dell’intelligenza artificiale per semplificare la gestione burocratica, il potenziamento delle cure domiciliari e la valorizzazione dell’assistenza di prossimità degli ambulatori periferici. Inoltre, è possibile prevedere avanzamenti di carriera per i medici di famiglia, come il ruolo di medico coordinatore o medico sentinella per l’epidemiologia territoriale.

