Il sistema della sanità siciliana è stato ferito da più inchieste sulla corruzione e sulle mazzette, con colletti bianchi pronti a favorire imprese amiche pur di far ingrassare le loro tasche. Il giudice per le indagini preliminari di Palermo, Cristina Lo Bue, ha emesso un’ordinanza dopo gli interrogatori di garanzia del secondo filone investigativo che riguarda il commercialista palermitano Ninni Sciacchitano, già ai domiciliari da giugno per un primo capitolo dell’inchiesta.
Le indagini traggono spunto dalle dichiarazioni dei manager della sanità Fabio Damiani e Salvatore Manganaro, che dopo gli arresti della maxi inchiesta “Sorella Sanità” decisero di vuotare il sacco. Uno dei nomi del “sistema” malato più volte citato è stato proprio Ninni Sciacchitano. Il primo capo d’imputazione riguarda una mazzetta di 10.000 euro che Sciacchitano avrebbe incassato quando svolgeva il ruolo di presidente del collegio sindacale dell’Arnas Civico-Di Cristina.
L’indagato avrebbe chiesto e ottenuto la dazione di denaro da Gaetano Di Giacomo e Massimiliano De Marco, della Servizi Ospedalieri spa, per turbare una gara di manutenzione e noleggio di strumentazione chirurgica. La gara era stata ritirata nel 2023 e riproposta l’anno dopo. Il gip ha deciso di emettere la misura dei domiciliari per Di Marco, Di Giacomo e Catello Cacace.
Un’altra tangente di 14.000 euro che Sciacchitano avrebbe messo in saccoccia in tre tranche da parte di alcuni imprenditori e faccendieri della sanità campani sarebbe quella relativa a una serie di accordi illeciti per l’acquisto di macchinari e servizi dalle ditte E. Medical e Svas Biosana. Il gip ha disposto arresti domiciliari e interdittiva per un anno per Umberto Perillo, divieto di esercitare impresa per 9 mesi nei confronti di Diego Russo, di 6 mesi nei confronti di Giuseppe Valentino e Vincenzo Criscuolo.
Secondo la Procura, Sciacchitano avrebbe intascato una mazzetta da 10 mila euro da Di Giacomo e De Marco per favorire la loro azienda in una gara per la fornitura e la sterilizzazione del materiale chirurgico del Civico. L’appalto era stato revocato nel 2023 e poi bandito nuovamente l’anno scorso e a mediare nell’aggiudicazione sarebbe stato Cacace, che gli inquirenti ritengono una sorta di faccendiere. Al centro delle contestazioni della procura anche una gara bandita da Villa Sofia-Cervello per il noleggio e la pulizia, dove Sciacchitano avrebbe intascato una tangente di almeno 2.500 euro versata da Umberto Maggio della Pacifico srl. Per tutti e due interdittiva di esercitare impresa per un anno e dodici mesi di sospensione dall’esercizio dei pubblici uffici per Aldo Albano, provveditore dell’azienda sanitaria.

