L’attore interpreta il Dr. Michael “Robby” Robinavitch del pronto soccorso del Pittsburgh Trauma Medical Center in una serie che offre un’esperienza intenzionalmente claustrofobica e immersiva. La prima stagione è stata un successo mondiale con 4 Emmy e 2 nomination ai Golden Globes.
La comunità medica è stata la prima ad abbracciare con entusiasmo la serie, dando agli altri la fiducia necessaria per guardare lo show, che ha reinventato un genere amato quanto abusato e spesso annacquato da atmosfere da soap opera. La serie racconta gli Stati Uniti e i limiti del loro sistema sanitario da una prospettiva unica come quella di un pronto soccorso.
La serie ha riempito una lavagna con tutte le cose che non avevano mai trattato in E.R., come fentanyl, diritti trans, violenza armata, carenza di infermieri. Il Covid ha avuto un impatto enorme e volevano affrontarlo, così come l’enorme quantità di disinformazione medica che circola oggi.
Il secondo capitolo è ambientato il 4 luglio, nel bel mezzo dei festeggiamenti – e degli incidenti – del giorno dell’Indipendenza. Un nuovo turno che arriva a 10 mesi di distanza da quello che ha visto l’equipe medica alle prese con una sparatoria di massa e l’allontanamento del Dr. Langdon pronto a tornare a lavoro dopo un periodo in rehab.
Tra le tematiche affrontate in questi nuovi episodi, anche l’uso dell’IA in campo medico. La serie parla di come possa liberare le mani dei medici dalla compilazione delle cartelle, permettendogli di guardare il paziente negli occhi. Tuttavia, il timore è quello comune: aumenterà l’efficienza o servirà solo a sostituire le persone?
La serie tv è emotivamente simile a una montagna russa, sia per il pubblico sia per i suoi interpreti. Gli attori confidano che a volte girano una scena e scoppiamo a piangere subito dopo, ma c’è anche l’umorismo da patibolo, che aiuta a trovare il modo di ridere in mezzo al trauma.

