La Sicilia ha un Pil di circa 95 miliardi di euro, che rappresenta il 4,5% di quello nazionale. Il reddito pro capite è di 19 mila euro, inferiore alla media italiana di 35 mila euro e a quella europea di 38 mila euro. Il saldo fiscale territoriale è negativo, con entrate di 55-60 miliardi di euro e spese di 70-75 miliardi, generando un disavanzo di 15-20 miliardi all’anno, pari al 16-20% del Pil regionale.
L’economia siciliana rischia di essere penalizzata dal riarmo europeo, che prevede una spesa di oltre 300 miliardi di euro per la difesa, con il baricentro in Italia rappresentato da Leonardo, con ricavi superiori ai 15 miliardi di euro e una filiera di 4.000 imprese. Tuttavia, la Sicilia non beneficia di questo trend, con solo qualche subfornitura e nessun centro di ricerca o catena del valore.
L’export siciliano è di circa 17 miliardi di euro all’anno, con settori in crescita come agroalimentare, chimica e raffinazione, e settori in declino come meccanica, elettronica e tecnologia. L’import è elevato per energia e beni intermedi, segno di una struttura produttiva incompleta. La Sicilia potrebbe concentrarsi su servizi avanzati, sanità, formazione e logistica dello Stretto, piuttosto che sull’industria pesante.
L’agricoltura siciliana vale circa il 4% del Pil regionale, ma senza trasformazione industriale, il prodotto parte e il margine resta altrove. La Sicilia non diventerà il motore dell’Europa, ma può scegliere se restare periferia assistita o diventare territorio affidabile. I numeri economici non sono dogmi, ma indizi robusti, e il saldo fiscale territoriale è una stima condivisa da MEF, SVIMEZ e Banca d’Italia.

