Il 22 maggio 2003, venti giorni dopo l’annuncio “missione compiuta”, il presidente degli Stati Uniti George W. Bush firma l’ordine esecutivo 13303. Questo ordine prevede che tutti i proventi del petrolio iracheno siano depositati su un conto della Federal Reserve Bank di New York. L’ordine esecutivo passa inizialmente inosservato, ma si rivela essere il lascito più duraturo e solido di tutta la Seconda guerra del Golfo, poiché consente a Washington di controllare le royalties petrolifere e di bloccarne l’uso da parte del governo di Baghdad se lo desidera.
L’ordine esecutivo è ancora in vigore e gli ultimi a rinnovarlo sono stati i presidenti Joe Biden e Donald Trump. Recentemente, quando il premier iracheno Mohammed Shia al-Sudani ha tentato di avviare transazioni internazionali in yuan per agevolare gli scambi con la Cina, la Casa Bianca lo ha avvertito di “conseguenze” e lui si è ritirato. Le transazioni non riguardavano il petrolio, ma il timore era che il meccanismo potesse essere utilizzato in futuro per sfuggire al controllo finanziario americano.
L’ordine esecutivo si basa su una risoluzione Onu del 1990 che metteva già sotto sorveglianza gli introiti petroliferi iracheni. Questo controllo consente agli Stati Uniti di esercitare una notevole influenza sulle finanze irachene, in particolare su quelle legate alle esportazioni di petrolio. La capacità di controllare le risorse petrolifere è stata e rimane un fattore critico nelle relazioni internazionali, come evidenziato dalle parole del presidente turco Recep Tayyip Erdogan: “Nel mondo di oggi, se non sei seduto a tavola, sei un piatto da mangiare”.

