A Milano, quattro studenti della terza D del Liceo Virgilio non saranno presenti alle lezioni che riprenderanno il 7 gennaio. Francesca, Sofia, Leonardo e Kean, tutti 16enni, sono stati feriti nella strage di Capodanno. Le due ragazze e Kean sono stati trasferiti al Niguarda di Milano, mentre Leonardo è ancora in Svizzera e al momento non può essere trasportato.
Il ritorno a scuola sarà difficile per i compagni di classe, che dovranno fare i conti con la fragilità della vita. Ivan Giacomel, coordinatore del Gruppo di Lavoro ‘Psicologia dell’Emergenza-Guerra e Crisi umanitarie’ dell’Ordine della Lombardia, spiega che l’obiettivo è aiutare gli amici dei feriti a integrare questo evento nella loro vita, senza che influenzi negativamente il loro futuro.
Giacomel ha operato in diverse emergenze e spiega che le parole chiave per aiutare i ragazzi sono “esserci e ascoltare”. Il primo passo sarà presentarsi e annusare il contesto, poi, se necessario, procedere con il ‘debriefing’, una tecnica che serve a “spacchettare” l’evento seguendo il processo neurologico.
Giacomel sottolinea che partire dai primissimi attimi dell’evento è importante perché quei momenti si cristallizzano nella mente e possono dare l’avvio al trauma. Sarà fondamentale distinguere tra ciò che è normale e ciò che non lo è, e intervenire se i sintomi persistenti richiedono l’intervento di un professionista.
Giacomel parlerà anche con insegnanti e genitori, consigliando di evitare le frasi fatte e di favorire il silenzio e l’ascolto. L’obiettivo è aiutare i ragazzi a superare questo trauma e a trovare il modo per dare un senso a quella sofferenza.

