Dopo aver festeggiato il capodanno con Benjamin Netanyahu, su cui pende il mandato di cattura della Corte penale internazionale per crimini di guerra e crimini contro l’umanità, Donald Trump ha aggredito militarmente il Venezuela e ne ha fatto rapire il presidente. Questo atto rappresenta un doppio sfregio al Diritto internazionale. Gli Stati Uniti hanno una storia di aggressioni militari e cambi di governo in America Latina, come ad esempio il colpo di stato in Cile contro Salvador Allende.
Il complesso militare-industriale statunitense non cerca più la legittimazione internazionale e interna per le proprie azioni, come era successo in passato con l’aggressione all’Iraq. L’accusa di “narcoterrorismo” a Maduro non legittimerebbe comunque l’aggressione militare ad uno Stato sovrano e il rapimento del suo presidente. Trump ha dichiarato che l’America vuole dominare l’emisfero occidentale e assicurare il proprio dominio senza essere messo in dubbio.
La strategia degli Stati Uniti si basa sulla Dottrina Monroe, che considera l’emisfero occidentale come un’area di influenza esclusiva. Questo approccio è simile a quello di Netanyahu rispetto alle terre dei palestinesi. La torsione mafiosa delle relazioni internazionali è ormai esplicita e non ci sono più limiti. L’impatto mediatico del rapimento del presidente del Venezuela veicola un messaggio globale di pedagogia criminale sull’autolegittimazione della prepotenza. I governi europei che non condannano queste azioni sono parte del problema. La lotta per il disarmo e il ripudio della guerra rimane il contributo maggiore che possiamo dare per la pace e il diritto internazionale.

