La Turchia è diventata un attore importante nella politica africana, grazie ai suoi investimenti nel continente. Vent’anni fa, la Turchia non era considerata un giocatore rilevante in Africa, ma ora è diventata un interlocutore fondamentale per le grandi potenze come Stati Uniti, Francia e Russia. Gli sforzi della Turchia hanno portato il Paese a passare da una quindicina a una cinquantina di ambasciate nel continente in due decenni, con risultati tangibili.
Uno degli ultimi successi della Turchia è stata la mediazione tra Somalia e Etiopia, che ha portato alla dichiarazione di Ankara nel dicembre 2024, rompendo il ghiaccio tra i due Paesi e facendo ripartire le relazioni bilaterali. La Turchia è anche stata il primo Paese ad accogliere i ministri degli esteri di Russia e Ucraina nel marzo 2022, pochi giorni dopo l’inizio dell’invasione decisa da Vladimir Putin.
La Turchia ha mantenuto una distanza simile tra i due Paesi e ha avuto l’abilità di diventare un negoziatore riconosciuto. L’iniziativa sui cereali del Mar Nero, che aiutò molti Paesi ad ottenere cereali durante il conflitto, fu firmata sul Bosforo, così come l’accordo per lo scambio di prigionieri. La Turchia è anche intervenuta in altri scenari come il conflitto Azerbaijan-Armenia, quello tra Israele e Hamas a Gaza o la Siria, seppur con una posizione meno neutrale.
Secondo gli esperti, la Turchia sembra essere più affine e simpatizzare con l’Azerbaigian o con i membri dell’organizzazione dei Paesi turcici, o con i musulmani in Palestina. La Turchia vuole diventare un attore regionale, se non globale, più importante e ha investito tanto negli sforzi di mediazione per raggiungere questo obiettivo. Il Paese, guidato da Recep Tayyip Erdogan, sembra voler andare ben oltre al ruolo di semplice mediatore neutrale.

