L’imminente voto in Ungheria, uno Stato di nove milioni di abitanti membro dell’Unione Europea ma non dell’Eurozona, è considerato decisivo per il futuro prossimo dell’Europa. Il premier Viktor Orbán, al potere da 15 anni, ha consolidato il controllo sui tribunali, sugli organismi di regolazione e sulle istituzioni culturali, riscrivendo le leggi elettorali e costituzionali per radicare un sistema politico illiberale.
I sondaggi danno in vantaggio il partito di opposizione Tisza, guidato da Péter Magyar, che è emerso come il più convincente antagonista di Orbán. Tuttavia, il sistema elettorale è pensato per favorire il governo in carica e impedire agli sfidanti di arrivare a una maggioranza solida.
In Svezia e Danimarca si voterà nel 2026. In Svezia, il governo di centrodestra guidato da Ulf Kristersson cercherà la riconferma, mentre in Danimarca la premier socialdemocratica Mette Frederiksen non ha una riconferma scontata a causa dei sondaggi che danno in vantaggio il blocco di centrodestra.
In Germania, il test decisivo sarà quello delle elezioni regionali, banco di prova soprattutto per misurare l’avanzata dell’estrema destra di Alternative für Deutschland. In Spagna, il premier socialista Pedro Sánchez guida un governo di minoranza e deve fare i conti con scandali e alleati di governo sempre più riottosi, oltre all’avanzata della destra neofranchista di Vox.

