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domenica – 18 Gennaio 2026

Università di Pisa lancia corsi di recupero per studenti di Medicina

L’Università di Pisa ha avviato un ciclo di corsi di recupero dedicati agli studenti ammessi con riserva ai corsi di Medicina, Odontoiatria, Veterinaria e corsi affini. Questi corsi rappresentano una seconda opportunità per circa mille studenti che non hanno superato il semestre filtro, un meccanismo introdotto per garantire la preparazione degli studenti e contenere il numero dei potenziali abilitati alla professione sanitaria.

Il semestre filtro prevede che solo chi supera determinate prove nel primo semestre acquisisca i crediti formativi necessari per proseguire. Tuttavia, i dati mostrano che 997 studenti non hanno maturato crediti, rischiando di compromettere il loro percorso di studio e la prospettiva professionale futura. I corsi di recupero sono aperti a tutti gli studenti in difficoltà e coprono gli insegnamenti-chiave di Medicina e Chirurgia, Odontoiatria, Veterinaria e altri corsi affini della Facoltà di Medicina.

Il Rettore Riccardo Zucchi ha evidenziato l’obiettivo di offrire una risposta concreta a una crisi della formazione che rischiava di lasciare indietro quasi mille studenti. I corsi di recupero partiranno il 19 gennaio 2026 e si protrarranno per un intero semestre, con un articolato calendario di lezioni frontali, esercitazioni pratiche, attività di tutoraggio e formazione a distanza. La partecipazione è obbligatoria per chi non ha acquisito i crediti e fortemente consigliata anche ai fuori corso e a chi necessita di consolidare le proprie conoscenze.

L’Università di Pisa si pone l’obiettivo di accogliere e recuperare chi è in difficoltà senza snaturare la qualità del percorso di laurea. Il recupero crediti sarà soggetto a criteri rigorosi, con frequenza obbligatoria di tutte le attività formative di recupero, superamento di prove intermedie valutative e attribuzione dei crediti solo agli studenti che dimostrano realmente di aver colmato il gap. I risultati di questo progetto saranno monitorati e potrebbero essere un modello di best practice replicabile anche in altri contesti universitari.

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