14.8 C
Roma
domenica – 18 Gennaio 2026

Venezuela: la legge del più forte

Le prime ore di sabato hanno visto una sequenza di eventi rapidi e densi di tensione in Venezuela, sotto lo sguardo della comunità internazionale. È necessario elaborare una riflessione più ampia su quanto accaduto, sulle responsabilità in campo e sulle conseguenze sysytemiche che questo evento produce sul piano geopolitico e del diritto internazionale.

Il punto di partenza non può che essere una netta condanna di una palese invasione territoriale e di una violazione del diritto internazionale. L’intervento statunitense in Venezuela rappresenta una chiara lesione della sovranità nazionale e un atto contrario alla Carta delle Nazioni Unite.

Gli Stati Uniti si sono arrogati il diritto di erigersi a giudice e giustiziere del mondo. La retorica salvifica dell’esportazione della democrazia ha mascherato interessi ben più concreti. La questione petrolifera è una variabile rilevante, ma non sufficiente da sola a spiegare l’intervento. Il Venezuela possiede le maggiori riserve di petrolio, ma gli Stati Uniti oggi non hanno un bisogno diretto di tali risorse.

Il nodo centrale è geopolitico. Controllare il petrolio venezuelano significa sottrarlo agli alleati strategici di Caracas e riaffermare un principio cardine della politica estera statunitense: l’America Latina resta il “giardino di casa” di Washington. L’intervento ha dunque avuto anche una funzione eminentemente dimostrativa: segnalare al mondo che gli Stati Uniti rimangono la principale potenza globale.

Un messaggio rivolto non solo ai governi latinoamericani, ma anche alle potenze revisioniste. A differenza della Russia, impantanata nel conflitto ucraino, gli Stati Uniti hanno dimostrato di saper esercitare un controllo efficace sulla propria area di influenza.

Per Donald Trump l’operazione rappresentava un’occasione elettoralmente troppo vantaggiosa per essere ignorata, soprattutto in vista delle elezioni di midterm. La caduta di Maduro consente di intercettare il consenso di ampi settori dell’elettorato ispanico e di rafforzare la retorica sull’immigrazione clandestina e sul narcotraffico.

Il Venezuela possiede le maggiori riserve di petrolio al mondo, ma gli Stati Uniti sono autosufficienti ed esportatori netti di energia. La questione petrolifera non è sufficiente a spiegare l’intervento. Il vero motivo è di natura geopolitica, poiché controllare il petrolio venezuelano significa sottrarlo agli alleati strategici di Caracas, come Cuba, Russia e Cina, e riaffermare la supremazia statunitense sull’America Latina.

La caduta di Maduro è stata accolta con sollievo da parte della popolazione, ma è necessario evitare di piangere la sua caduta come se si trattasse di una tragedia storica. Chávez non è Maduro, poiché Chávez salì al potere attraverso libere elezioni e vi rimase fino al 2012, sostenuto da un consenso popolare reale e rinnovato. Il suo progetto politico poggiava su una visione ideologica definita, mentre Maduro ha progressivamente svuotato quell’esperienza di ogni contenuto.

Il suo governo non si fonda su un’ideologia coerente, ma su un pragmatismo cinico e spregiudicato, finalizzato esclusivamente alla conservazione del potere. Il tentativo di negoziare con gli Stati Uniti, anche a costo di sacrificare sovranità e anti-imperialismo, rivela la cifra del madurismo: mantenere il potere a qualsiasi prezzo.

Privato delle risorse garantite dal ciclo favorevole del petrolio, Maduro ha progressivamente legato la sopravvivenza del regime al narcotraffico, trasformando lo Stato in una struttura criminale di dimensione nazionale. Resta la questione centrale: quale futuro per il Venezuela? Il regime change imposto dagli Stati Uniti ha prodotto un esito ambiguo, con l’insediamento della vicepresidente di Maduro.

La storia dimostra che l’esportazione della democrazia non funziona. Le dichiarazioni di Trump confermano che la subordinazione a Washington non garantisce legittimazione politica. Il Venezuela, già da anni svuotato di sovranità sostanziale dalle ingerenze russe e cinesi, ha ora perso anche quella formale. È semplicemente passato da un’orbita all’altra.

La realtà è brutale: la legge del più forte continua a governare il mondo. Il terrorismo degli invasori e quello dei regimi sanguinari sono due facce della stessa medaglia. Il Venezuela è l’ennesima prova che non è il diritto a regolare i rapporti internazionali, ma la forza. In questo scenario, emerge con chiarezza il grande assente: l’Europa.
Le reazioni dei leader europei mostrano tutta la loro subalternità verso il vero detentore del potere, gli Stati Uniti. In un mondo multipolare dominato da potenze continentali, i singoli Stati nazionali europei sono destinati a diventare vassalli. Solo un’Europa potenza, autonoma politicamente, militarmente e culturalmente, può aspirare a una reale sovranità.

Articolo precedente
Articolo successivo
ARTICOLI CORRELATI

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

PIÙ POPOLARI