La prima settimana completa di contrattazioni è iniziata con uno shock dopo che gli Stati Uniti hanno arrestato il presidente venezuelano Nicolas Maduro durante il fine settimana. Gli investitori stanno prendendo tempo per valutare le conseguenze, a giudicare dai movimenti di mercato di oggi in Asia ed Europa.
La presidente ad interim del Venezuela, Delcy Rodriguez, ha offerto una collaborazione con gli Stati Uniti su un’agenda incentrata sul “sviluppo condiviso”, adottando per la prima volta un tono conciliatorio dopo la cattura di Maduro. Gli Stati Uniti potrebbero aumentare i dazi sull’India se Nuova Delhi non dovesse soddisfare la richiesta di Washington di limitare gli acquisti di petrolio russo.
I mercati azionari globali potrebbero ignorare una delle maggiori minacce che rischiano di rovinare la festa: un’impennata dell’inflazione alimentata in parte dal boom degli investimenti tecnologici. La rimozione di Maduro da parte delle forze militari statunitensi è destinata a deviare rapidamente le esportazioni di petrolio venezuelano verso gli Stati Uniti – e lontano dalla Cina.
I prezzi del petrolio sono scesi, con il Brent in calo dello 0,7% a circa 60,04 dollari al barile. Le borse mondiali sono salite, suggerendo che gli investitori stanno in gran parte ignorando gli sviluppi del fine settimana. L’oro rifugio è salito e anche altri metalli preziosi hanno registrato rialzi.
Alcuni analisti politici avvertono che i mercati non dovrebbero sottovalutare il potenziale di cambiamento di regime, evidenziato dagli sviluppi in Venezuela, sottolineando che anche l’Iran merita attenzione. Almeno 16 persone sono state uccise durante una settimana di disordini in Iran, hanno riferito gruppi per i diritti umani, mentre le proteste contro l’inflazione galoppante si sono diffuse nel paese.

